Il viaggio narrativo iniziato con Il problema dei tre corpi e proseguito con La materia del cosmo ha il suo termine con Nella quarta dimensione, capitolo conclusivo di un’opera che ambisce, senza mezzi termini, a confrontarsi con i più vasti interrogativi cosmologici, filosofici e civili immaginabili.
Liu Cixin porta qui alle estreme conseguenze le premesse costruite nei due volumi precedenti, espandendo ulteriormente la scala narrativa fino a dimensioni vertiginose: il destino dell’umanità non è più soltanto legato al confronto con i trisolariani, ma viene inserito in una riflessione molto più ampia sulla sopravvivenza delle civiltà nell’universo, sui limiti della conoscenza e sulla fragilità stessa della realtà fisica.
Il romanzo conserva l’enorme forza speculativa tipica dell’autore, offrendo scenari grandiosi e idee che, per vastità, raramente trovano equivalenti nella fantascienza contemporanea. La teoria della “foresta oscura” si evolve ulteriormente, mentre il lettore viene accompagnato verso prospettive sempre più estreme, dove spazio, tempo e dimensioni assumono contorni quasi metafisici (tanta roba il discorso della quarta dimensione).
Tuttavia, proprio questa smisurata ambizione finisce talvolta per rappresentare anche il limite dell’opera. La narrazione appare spesso molto lunga, dispersiva e meno equilibrata rispetto all’impatto del primo volume. In più momenti ho percepito come il romanzo si concentrasse maggiormente sull’espansione teorica delle sue idee piuttosto che sul pieno sviluppo emotivo di personaggi e relazioni.
In particolare, considero un’occasione parzialmente mancata il rapporto con i trisolariani stessi, che dopo essere stati il fulcro originario della saga finiscono per risultare meno centrali di quanto avrei desiderato. Il contatto e il confronto diretto con questa civiltà, che prometteva sviluppi profondissimi, lascia spazio a scenari più vasti ma anche più astratti.
Quanto al finale, pur mantenendo coerenza con la visione cosmica dell’intera trilogia, mi ha lasciato sensazioni contrastanti: intellettualmente ci starebbe anche, ma emotivamente è meno incisivo di quanto sperassi.
Consiglio Nella quarta dimensione a chi ama la fantascienza più speculativa, teorica e monumentale, purché disposto ad accettarne prolissità e dispersione narrativa (777 pagine a volte un po’ fuffose non sono per tutti, sicuramente non per me). Un’opera che forse perde qualcosa sul piano dell’immediatezza, ma che conferma la straordinaria capacità di Liu Cixin di trasformare la fantascienza in riflessione cosmologica totale. Curiosissimo di vedere come Netflix me trarrà il prosieguo della prima stagione della serie, datata 2024.

